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venerdì 5 novembre 2010

Caput Mundi


Dopo qualche mio intervento su vari forum e blog ho ricevuto diversi messaggi in difesa della musica a Brescia.
Giustissimo.
Condivisibile, anche io sto cercando di difenderla dai circoli viziosi in cui è stata cacciata.

Comunque sia, una delle critiche principali che vengono mosse ai miei interventi è quella di non volere riconoscere l’effervescenza della scena bresciana e la grande varietà (e qualità) delle proposte che la città offre quotidianamente.

La seconda critica è quella di non ricordare ad ogni post che Brescia è anche stata la base operativa degli Scisma.
(Spero che scrivendolo qua, tutte le mie colpe possano essere espiate)

In effetti, mentre Bergamo continua a dormire, Brescia continua a macinare eventi su eventi.

Qualche giorno fa ho trovato su un sito dedicato alla musica indipendente (www.italianembassy.it) un’interessante intervista a Paolo Bruno (deus ex machina di Kandisky Records, al quale va una menzione d’onore per continuare coraggiosamente a cercare di promuovere, produrre e vendere musica in un momento storico in cui il mercato è al minimo storico) nella quale veniva analizzato a grandi linee anche questo aspetto della scena odierna.

Riporto un breve passo da questo intervento:
D- Brescia e la sua provincia paiono eruttare in continuazione gruppi meritevoli: è un’isola felice per caso o si è lavorato come non si è fatto altrove (radio, blog, label, locali, serate, promoter, hinterland)? Si può parlare di “scena”, e può diventare un modello?
PB -
Brescia è una provincia molto estesa ed anche abbastanza ricca. Questo ha indubbiamente favorito fermenti ed interessi culturali assai diversificati permettendo a molti di imboccare la via della musica. Quello che manca ed è mancato è un modello amministrativo e strutturale che permettesse a questi artisti di restare a lavorare sul proprio territorio. Già a partire dagli anni ’60 vari locali della provincia ospitarono concerti di artisti famosi come King Crimson o Pink Floyd e da Brescia mossero i primi passi cantanti come Fausto Leali o turnisti come Franco Testa (i turnisti non sono nomi noti ma Testa  ha suonato con Mina e nolti altri), o musicisti come Mauro Pagani  (la famosa Forneria che dà il nome alla PFM è a Chiari, il suo paese di origine). …

Paolo Bruno è stato molto contenuto nel fornire esempi.
Innanzitutto, sono stupito che non abbia citato gli Scisma, poi beh, avrebbe anche potuto dire che, per esempio, negli ultimi anni Brescia ha ospitato anche i concerti di mostri sacri come Neil Young, Bob Dylan, Black Crowes, Alanis Morissette, Mark Knopfler, Jamiroquai e tanti tantissimi altri.

A questo punto, come non ricordare che il più importante autore di madrigali italiano del ‘500 è stato Luca Marenzio, nativo di Coccaglio, Brescia!?

Brescia caput mundi quindi.
Altro che "la musica batte sempre sul 2"!

Ma allora, con tutte le opportunità che ci sono, perché ancora una volta il live dei The Record’s?
(stasera alla Latteria Molloy ndr)




Una risposta io l’ho già trovata (carta carbone).

mercoledì 27 ottobre 2010

Mosè



A Brescia c'è un signore, un Agitatore Musicale (un cosa!?!?  ndr) DJ, art director, speaker radiofonico e giornalista musicale, direttore artistico (che poi è ancora art director...ndr) di Radio Brescia Popolare e Radio Onda d'Urto.
Art director (ancora!? ndr) e DJ Indie Dance (che è diverso da DJ, ndr) in vari club bresciani, HEXO' (chiuso ndr), DONNE MOTORI (chiuso ndr), FREEMUZIK (chiuso ndr), LIO BAR, VINILE45.

Modesto.
Non si è definito talent scout nonostante l'abile scoperta di autentici talenti quali Don Turbolento e Le Case del Futuro tra gli altri.

Definizioni a parte, questo novello Mosè ha dichiarato che la nostra amata città è la terra promessa del rock nazionale.

Io lo ringrazio, gli faccio i miei migliori auguri per la traversata del Mar Rosso (o dei laghi di Garda e Iseo) e dedico a lui e a tutto il popolo bresciano questa canzone indie:



sabato 16 ottobre 2010

Oktoberfest



Così come dicembre ha i colori del natale e febbraio ha il profumo delle frittelle di carnevale, possiamo affermare con una certa sicurezza che ottobre ha il gusto amarognolo della birra.

Celebrata in Germania con la celeberrima festa dell’Oktoberfest e osannata anche nelle nostre valli, in questi giorni quasi tutti i pub propongono delle riedizioni locali della Woodstock del malto.


Proprio di fronte ad una gustosa pinta, ripenso alle varie “feste della birra” dell’estate scorsa.

Rabbrividisco.

Non so se l’avete notato anche voi, ma mai come nella passata stagione tutte le feste sembravano organizzate con la magica formula del “CRTL+C” / “CTRL+V” oppure “MELA+C” / “MELA+V” (per gli utenti della “mela”).
Ormai ogni paese ha la sua “Festa della Birra” organizzata da squadre di giovani volontari che intendono accrescere l’immagine della propria cittadina oppure soltanto la propria dinnanzi ai concittadini (dilemma shakespeariano…).
Non intendo fare un processo alle intenzioni perché comunque va riconosciuta la grossa fatica che questi ragazzi sopportano per mesi interi per far si che ogni cosa sia al proprio posto nei pochi giorni di festa.

Ad ogni modo, vuoi per la crisi economica mondiale, vuoi per il sovraffollamento del mercato, vuoi per conoscenza modesta degli organizzatori o per far fronte alla media culturale di un pubblico sempre più lobotomizzato dagli amici di Amici di Maria De Filippi, quasi il 90% della feste della birra ha proposto:
Tributo a Ligabue
Tributo a Vasco Rossi
Tributo agli AC/DC.

Ora, io mi domando, ma con tutti gli artisti e relativi tributi che esistono al mondo (nelle nostre province) sempre questi tre dobbiamo subirci!?!?!

Come può la gente divertirsi ancora ascoltando sempre le stesse canzoni, ogni sera?
Cosa è? Guantanamo!?

Già i Liga, Vasco e AC/DC originali hanno perso la loro verve creativa da almeno 15 anni diventando caricature di loro stessi, le tribute band a loro dedicate non fanno altro che ingigantire quel senso di tristezza che ti prende quando ascolti per la trecentesima volta “Certe notti” o “Albachiara”.

Prendete Vasco per esempio, ha scritto alcuni dei testi più belli della musica italiana (vedi Sally) ma oramai non è più in grado di spingersi oltre gli “EEEEEEEEEEEEEEEHHH” “AAAAAAAAAAAAAAAH” “LAAAAAAAAALALA LALAAAAA”.

È triste o no?

E la cosa peggiore è che il suo alter ego della tribute band non solo lo scimmiotta male, ma ne imita anche le movenze goffe, risultando meno credibile dei pirati meccanici dell’attrazione dei corsari a Gardaland.

Non sono mai stato in grado di restare ad una festa della birra oltre la seconda canzone.
Il tempo di finire la birra e via! Gambe in spalla!

Ho cercato quindi rifugio nelle feste della prestigiuosa scena indie BG/BS.

Vuoi per la crisi economica mondiale, vuoi per il sovraffollamento del mercato, vuoi per conoscenza modesta degli organizzatori o per far fronte alla media culturale di un pubblico sempre più lobotomizzato dagli amici di amici di Manuel Agnelli, la maggior parte delle feste ha proposto in cartellone The Record’s e Annie Hall.

Nulla contro i suddetti gruppi, sono bravi, suonano bene, sanno tenere il palco, la loro musica è “forse” quel pelo derivativa, ma comunque ci stanno.

Non posso far loro una colpa per accettare di suonare in ogni dove, piuttosto mi rivolgo ai presunti direttori artistici di queste feste che sembrano conoscere solo i soliti 4-5 gruppi di amici e che non hanno la minima voglia di “sbattersi” per fare qualcosa in più a fronte di spendere sempre troppe parole per descrivere la propria attitudine al nulla.

A conti fatti, le feste estive 2010 sono state un tripudio di un penoso e feroce copiaincolla.

Credo che dopo tutto questo, sia lecito pensare che The Record’s e Annie Hall abbiano tutte le carte in regola per essere considerati i Bandaliga e i Blascover dell’indie BS.

Giustamente, voi mi farete notare che manca il tributo agli AC/DC.

Corretto, ma non c’è problema!

Signore e Signori, diamo un caloroso benvenuto a… Le Case del Futuro!

martedì 12 ottobre 2010

Brescia, la nuova Seattle


Sempre più spesso sento da più parti accostare la scena musicale bresciana a quella leggendaria di Seattle che diede i natali a band come Nirvana, Pearl Jam, Alice in Chains e Soundgarden su tutte.
Tutte band che, per evidenti meriti musicali o vicissitudini personali dei vari membri, hanno lasciato un segno indelebile nella storia della musica contemporanea.

In particolare, i Nirvana hanno avuto un ruolo di fondamentale importanza perché hanno creato una rivoluzione, un’implosione del sistema musicale racchiusa nelle prime otto battute di Smells Like Teen Spirit.

Brescia come Seattle?

Non credo proprio!

Nel marasma di gruppi che popolano la ricchissima scena indie BS, non c’è nemmeno una band che a mio avviso abbia il potenziale per varcare i confini del dilettantismo di provincia.
Figuriamoci imporsi su una scena nazionale, difficilissimo.
Cambiare la storia del rock (italiano), pura fantascienza.
E lo dico con amarezza.

Non sono un fanatico dell’antagonismo a tutti i costi, sono un semplice appassionato di musica che non trova stimoli nell’ascoltare le composizioni dei Nirvana nostrani.

Mi sembra che negli anni la proposta musicale si sia appiattita sempre più, omologandosi a cliché talmente banali e prevedibili che rendono il tutto un teatrino grottesco e scontato.

Ricordo che qualche anno fa c’erano molte meno band ma si ascoltavano suoni molto più eterogenei e originali, il pubblico seguiva attentamente ogni canzone presentata spesso apprezzando, a volte criticando. Ma va bene così, sono le regole del gioco.

La scena BS del 2010 ha poche band di rilievo, un esercito sterminato di artisti che definirei con generosità “poco incisivi” e un pubblico essenzialmente costituito da quelli che gli anglofoni definiscono “posers”.
Per chi non sa cosa è un poser, cito testualmente da Wikipedia (metodo brutto ma comodo): “L'atteggiamento del poser si caratterizzerebbe quindi come gli aspetti più caratteristici del gruppo a cui desidera aderire, ad esempio il disprezzo per le altre sottoculture, l'abbigliamento particolarmente appariscente, l'ascolto esclusivo di musica a cui la sottocultura è legata, l'ostentazione delle proprie conoscenze sulla sottocultura, l'adozione di idee politiche e sistemi di valori dominanti all'interno del gruppo.”



La scena BS ieri e oggi

  
Così come il grunge ebbe il suo “dress code” anche la Seattle de noartri impone ai propri membri eletti un codice comportamentale-musicale riassumibile in pochi punti, validi per la maggior parte delle band:
  1. Tecnologia? Sei la nemica mia!
    • Strumenti rigorosamente analogici, meglio se vintage, meglio se rotti così non si sentono gli errori
    • il vecchio è fico, è una valida alternativa ad una canzone di buon gusto.
  2. L’inglese
    • Meglio scrivere testi in inglese, così si può non dire nulla ma con stile.
    • Pronuncia dell’inglese al limite della blasfemia, sempre meglio della dizione italiana che non è da meno (quante volte ho ascoltato canzoni in cui la C “cì” viene pronunciata “zì”)
  3. Look? “Nu jeans e na maglietta”
    • È di fondamentale importanza sottolineare con la propria fisicità un malessere vero o presunto. Ecco perché gli indie BS sono sostanzialmente magrissimi e all’occasione si fanno crescere la barba per intere settimane.
    • I più audaci, indossano anche dei vistosissimi occhiali in cellulosa scura che aumentano la sensazione di sofferenza che circonda la band e ne impregna le note.
    • Per tutti, jeans e t-shirt con design esclusivo oppure un abbigliamento di chiara ispirazione romantica o volutamente retrò.
  4. l’EP
    • ogni band DEVE autoprodursi un EP con il meglio della proprie opere, ma, attenzione, chi lo chiama ancora demo viene punito con l’esclusione dalla prestigiuosa scena indie BS.
    • Massima attenzione al packaging, minima al contenuto.

Quindi, facendo un rapido confronto conclusivo Seattle/ Brescia possiamo stabilire che Brescia e Seattle hanno in comune:
  • Strumenti analogici
  • Inglese
  • Look
  • EP

 Cosa manca!?

LE CANZONI!!!

Sembra impossibile, eppure, di decine di gruppi che ho visto in azione, non ricordo neppure una canzone che abbia un ritornello orecchiabile.
Sembra che ci sia un concorso a chi si complica di più la vita per trovare soluzioni macchinose per fuggire a quell’aurea di “già sentito” per evitare paragoni scomodi.

Troppo spesso, l’indie bresciano si perde nella celebrazione di se stesso, nella citazione esasperata di schemi già troppo usati e abusati, nella magniloquenza del niente.
E' una scena sicuramente in fermento, la cui effervescenza è catalizzata più dai vari "io ho detto, io ho fatto, io ho suonato" che da melodie memorabili.
Il personaggio, prima della sostanza.

Anche con tutta la buona volontà di questo mondo, non è possibile considerare l’indie BS una specie protetta racchiusa tra via del serpente e via flli. Bandiera.

C’è un mondo là fuori con il quale fare i conti.

Quindi, cari amici indie, uscite dal guscio e cominciate a scrivere Canzoni.

E per l’amor del cielo, tagliatevi quelle cazzo di barbe!